19 Gennaio 2010

Abbiamo smarrito il senso della nostra storia

Pubblicato su “Il Quotidiano della Calabria”
lunedì 11 gennaio, 2010, p. 1 e p. 8

Sprofondati sui nostri divani, li osserviamo mentre fuggono scacciati da Rosarno.
Noi vagamente impegnati nei propositi buoni per smaltire gli stravizi alimentari delle feste, le nostre pattumiere appena svuotate da chili di pane, panettoni e cibi che li avrebbero nutriti per un mese almeno, lì nei baracconi dismessi, dove non cercavano riparo nemmeno gli animali.
Sfilano le immagini nelle nostre case comode - magari incompiute, frutto di sacrifici - di quei lager più vergognosi forse di quelli nazisti.
Noi che sprechiamo acqua come nessuno in Europa, qui nella terra dei profumi - agrumi spremuti a sangue? - li vediamo improvvisare un muro di vecchi copertoni d’automobile e qualche calderone d’acqua calda, pur di riuscire a lavare via fatiche inimmaginabili.
Noi che siamo stati emigrati, che siamo fuggiti, che abbiamo conosciuto il razzismo degli altri, ci chiediamo ora cosa abbiamo fatto per impedire questo strazio.
Noi, eredi degli emigrati che sono stati chiamati gipsy, zingari, «razza maledetta», «uccisori di Cristo», noi abitatori di una terra, in passato, chiamata “Africa” o “India”, noi nipoti e figli di uomini vissuti nelle baracche e morti nelle miniere, pensiamo mai ai sentimenti di tutta questa umanità dolente?
Siamo eredi di mille popolazioni “straniere”, abitiamo una terra crogiuolo di popoli, ma non li abbiamo trattati come uomini.
Dell’ospitalità facciamo vanto e retorica, proclamiamo l’odio per ogni forma di violenza, noi che comprendiamo la paura della gente di Rosarno e la sua irritazione per la “guerriglia” degli immigrati, noi che non pensiamo che siamo diventati improvvisamente razzisti, noi che abbiamo contribuito con la nostra ipocrisia, i nostri silenzi, le nostre complicità a trasformare queste persone in fiere arrabbiate, ma forse le bestie inferocite siamo proprio noi, pronti a braccare, o ad applaudire chi stana le prede.
Noi figli dei contadini che hanno occupato le terre, noi che abbiamo sfilato nella piana contro i caporali e abbiamo pianto Giuseppe Valerioti, ucciso dalla ndrangheta, abbiamo perso la memoria, smarrito il senso della nostra storia.
Noi che abbiamo cercato pane e lavoro in tutto il mondo, li guardiamo fuggire su un pullman, scortati dalla polizia per evitare il linciaggio.
Noi “fieri” e “forti calabresi”, noi che gliela abbiamo “fatta pagare a questi sporchi negri”, noi che “abbiamo liberato il territorio dalla feccia dell’umanità”, quando e perché abbiamo accettato di perdere la libertà, siamo caduti sotto il governo della ndrangheta, che manipola le nostre vite, le nostre case, i nostri legami, le nostre passioni?
Abbiamo provato paura e terrore vedendo le macchine incendiate, i negozi assediati, ma dovremmo pensare anche alla rabbia di costoro, che hanno paura, fame, sono disperati e feriti.
Fermiamoci a pensare a Mimmo Lucano, sindaco di Riace, che chiede scusa agli immigrati e a come possiamo confortarlo, come sapremo riparare a una vergogna, conciliarci con i luoghi.
Sostiamo pensosi, noi che a Riace ci siamo commossi nel vedere il sindaco e gli abitanti tutti attendere nel buio della notte le ombre dei palestinesi, cacciati da tutte le terre, scarti degli scarti.
Continuiamo pure ad agitarci, a lamentarci, ad esasperarci, ma almeno questi nuovi schiavi forse possono restituirci il senso della nostra schiavitù, questi derelitti ci fanno avvertire il peso della nostra indifferenza.
Noi ossessionati dall’immagine di noi stessi, suscettibili retori della calabresità, sempre pronti a considerarci i primi, noi che “ci pare brutto”, noi che i leghisti ce l’hanno con i meridionali, cosa risponderemo, nel nostro cuore, a quelle persone che fugg

9 Febbraio 2009

Frana, metafora di colli annunciati

(pubblicato su Il Quotidiano della Calabria del 31.1.09)

La Calabria frana. Frana, in forme antiche e in forme nuove, ormai da decenni. Nell’indifferenza più totale. Spesso nel compiacimento dei gruppi dirigenti. Perché qui da noi, come ricordava Alvaro, chi governa e chi comanda ha costruito fortune sulle catastrofi naturali e sulle disgrazie della gente. Frana la Calabria e la frana appare metafora di crolli annunciati. Muoiono persone, ma scompaiono anche paesi, centri storici antichi, e anche le costruzioni della modernità. Di una modernità creata in maniera dissennata e senza un senso di compiutezza e di progettualità. Da anni si sprecano energie, miliardi, discorsi sul ponte da fare o da non fare e intanto i paesi, che dovrebbero essere collegati, chiudono, si sgretolano, scendono a valle. Le frane sono il segno (la causa e l’effetto) di uno svuotamento più generale, dell’indifferenza nei confronti del territorio. Qui da noi prosperano i retori delle bellezze naturali, che spesso sono i responsabili o i complici delle devastazioni. Si elucubra sulla vocazione turistica della regione, ma le strade che dovrebbero portare i turisti sono impercorribili; ci si riempie la bocca con  la California d’Italia, ma i luoghi simbolici del turismo e della bellezza (prima Soverato e, adesso, Tropea, “la perla del Tirreno”) crollano per l’incuria e le inadempienze degli uomini. Non c’è calabrese che non si commuova per la bellezza delle sue spiagge e delle montagne e intanto abbiamo permesso che questi luoghi venissero riempite di veleni di ogni genere. La tendenza all’autodistruzione di tanti calabresi lascia davvero sgomenti.
La Calabria che frana, nei mesi invernali, è l’altro volto della Calabria che brucia nei mesi estivi. Lo scrivo da anni, ripetendo e, forse, annoiando, nei miei libri e nei tanti articoli apparsi su questo giornale. Lo ha ricordato, con riferimento agli incendi, Mario Minervino in suo lavoro appena uscito. E non abbiamo fatto che aggiornare il grido, le denuncie, gli allarmi che arrivano da lontano.
Lo scrivevano i meridionalisti, che sapevano ascoltare le parole dei contadini. Nitti  a inizio Novecento riporta quanto gli dice un contadino di Rossano: «Qui abbiamo un Dio, che quando piove ci porta a mare, e quando non piove secca  il mondo. Questo anno non ha piovuto da sei mesi e siamo tutti disoccupati e in miseria». Lo sapevano i nostri scrittori. Perri scrive: « Una volta cominciate le piogge non si sapeva come sarebbe andata a finire; perchè in Calabria, o il tempo è secco, e allora bisogna mettere fuori tutti i Santi delle chiese per vedere un po’ d’acqua; o piove, e specialmente quando piove con lo scirocco, non la finisce più». Un “paradiso abitato dai diavoli” venivano detti Napoli, il Sud, la nostra regione. Abbiamo distrutto e devastato il Paradiso e sono prosperati, cresciuti in quantità e in qualità, i diavoli.
Frana la Calabria, ma è una frana più vasta quella che preoccupa. E’la frana di una classe politica decrepita, che non vuole cedere il passo. E’ la frana di quei partiti che si permettono il lusso di creare e alimentare divisioni e lacerazioni in un territorio (come il Vibonese) già frammentato e martoriato. E’ la frana dei gruppi dirigenti, del mondo delle imprese, dei tecnici, degli intellettuali che assistono, apatici, indifferenti, complici, alla devastazione di tutta la regione. E’ la frana dei sogni e delle speranze. E’ anche la frana della pietas e della compassione. E’ la frana che segnala la più totale mancanza di “religione”, di un qualsiasi tessuto connettivo e comunitario. Quando chi governa, chi gestisce i fondi, chi dovrebbe salvaguardare e valorizzare il territorio si sveglierà, forse, sarà troppo tardi.
Assistiamo sgomenti al ripetersi di strazi conosciuti, a pianti tante volte ascoltati, a funerali che provocano dolore e disagio. Le cronache di oggi assomigliano troppo a quelle di ieri e di avantieri per non pensare che qui c’è una tendenza a ripetere gli errori di sempre, per non capire che tutto cambia a parole e niente cambia davvero.
Nel 1951 era toccato ai paesi dell’Aspromonte, del versante jonico, delle Serre: ad Africo, a Casalnuovo, a Brancaleone, a Badolato, a Ragonà, a Nardodipace. Esodi, trasferimenti di abitati, dispersioni. Nelle cronache dell’epoca si possono leggere le dichiarazioni dei politici che gridavano “mai più!”. La stessa promessa all’inizio degli anni settanta dinnanzi alle rovine di Roghudi, di Chorio, e ancora di Nardodipace. Di nuovo rovine e dispersioni, nascita di doppi inabitabili e inospitali. Fortune di gruppi mavalitosi che si affermano grazie al controllo dell’edilizia pubblica e privata, preludio alla nascita del controllo delle armi e delle droghe.
E’ di cinque anni fa il crollo di Cavallerizzo. Non si verificano morti grazie alla vigilanza delle popolazioni, ma il paese viene abbandonato. Si disse ancora che non si sarebbero più verificati crolli come quello di Cavallerizzo. Adesso Bertolaso, il responsabile della Protezione civile, oggi con un nuovo ruolo, torna per prendere atto di quello che sapeva, che tutti sapevamo, che lui stesso aveva denunciato: essere la regione terra in bilico, sfarinata, a rischio geologico, e anche a forte rischio sismico. Cosa si fa tra un annuncio e una catastrofe sempre imminente e incombente? Convegni, libri, analisi in occasione del centenario del terremoto del 1905 e di quello del 1908 e intanto la regione è la prima in assoluto per rischio terremoti e l’ultima per prevenzione.
Rispetto al passato, siamo in grado di prevedere, di monitorare il territorio, di seguire l’andamento delle piogge e l’evoluzione delle faglie. Si sa tutto e non si fa niente. Ci sono i soldi e le competenze per contrastare le devastazioni della pioggia e del fuoco, non c’è la volontà, non c’è nemmeno la capacità di spendere. Gli amministratori e i politici ripetono le stesse cose ma intanto si stenta ad avviare - nonostante l’impegno di tecnici di grande competenza come Salvatore Orlando e la presenza in giunta di Domenico Cersosimo - i Por che dovrebbero proteggere la montagna, difendere i boschi, arrestare lo svuotamento dell’interno. Dove è l’inghippo? Perché non si procede speditamente, senza tenere conto degli appetiti di mille questuanti, che invocano i soliti interventi a pioggia e frammentati, che non servano a questa terra che ha bisogno di un’idea e di un progetto unitari?
Gli amministratori di centinaia di comuni grandi e piccoli chiedono, a ragione, lo stato di calamità, fondi straordinari, nuovi sussidi. Nessuno spiega, tuttavia, mai come sono stati spesi i soldi avuti, nessuno si presenta con un piano di difesa e di tutela del territorio. Nessuno spiega perché vengono sventrate le montagne, devastati i fiumi, chiuse le vie naturali delle acque. Senza una ragione, senza una finalità, senza un utile, che non sia l’arricchimento veloce di ceti e gruppi di potere famelici, insaziabili, disposti a tutto.
Gli ordini delle professioni che si occupano del territorio, ad ogni catastrofe, ricordano che i loro allarmi non vengono ascoltati, che gli amministratori sono insensibili, ma non dicono mai perché tanti tecnici sono totalmente subalterni al potere politico, perché firmano progetti e piani di opere improbabili, perché si rendono responsabili di una cementificazione selvaggia che genera frane e sconquassi. Chi firma il progetto di ponti, di palazzi, di case che crollano? Chi controlla le mille opere incompiute? Chi rende possibili le varianti delle varianti e le varianti delle varianti delle varianti? All’infinito. Senza realizzare mai nulla, se non la creazione di economie e di mentalità illegali.
Si ripete, con una ritualità stucchevole, che il territorio è la nostra ricchezza e invece sappiamo che è la ricchezza di mafie, `ndranghete, clienti, costruttori, tecnici contigui alla criminalità, al malaffare, ai procacciatori di fondi e di finanziamenti europei. Non c’è metro quadrato che non venga controllato dalla criminalità e le cronache recenti hanno parlato di costruzioni non in regola, di cemento che manca nei pilastri, di opere incomplete e arrangiate, di ponti costruiti senza criterio, di colline e montagne sventrate soltanto per fare profitti. La creazione della stazione unica appaltante, voluta dalla Giunta Regionale, è una notizia in controtendenza. Bisogna renderla operativa. Bisogna che si muovano lungo questa strada anche le province, i comuni, oserei dire anche i “privati”. La legalità, la moralità, le regole, la capacità di progettare e di inventare pensando al bene comune, alle risorse naturali e umane, diventeranno mai un patrimonio condiviso, un codice etico praticato? Cesseranno di essere soltanto slogan, formule liturgiche, scongiuri di maniera?
C’è ancora qualcuno (i partiti? il sindacato? la chiesa? le università? le imprese?) in grado di assumere impegni, di caricarsi di responsabilità, senza promettere, senza annunciare, senza attendere, semplicemente mettendo in atto quelle azioni, quegli interventi, quelle iniziative che ogni cittadino perbene e di buon senso conosce e che, da lungo tempo, da troppo tempo, ormai si attende?

Vito Teti

24 Novembre 2008

25 Novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Non occorre mettere mano alle statistiche per renderci conto che c’è ancora molta strada da fare. In Italia, come nel resto del mondo,la violenza sulle donne uccide più del cancro. La violenza può avvenire in nome della tradizione, della cultura o della religione, arrivando anche nei luoghi più intimi e privati per mano degli uomini con i quali le donne condividono le loro vite. Discriminate nell’accesso ai diritti economici e sociali, ben lontane da una partecipazione piena ed eguale nella sfera politica e decisionale, le donne hanno ancora bisogno di sostegno

E’ AGLI UOMINI IN PARTICOLARE CHE CI RIVOLGIAMO
E per questo, anche quest’anno proponiamo l’adesione alla
“CAMPAGNA DEL FIOCCO BIANCO”

L’iniziativa da spazio e visibilità agli uomini che vogliono impegnarsi contro la violenza alle donne.

Un piccolo fiocco bianco indossato che diventa un simbolo e che rappresenta un impegno personale a non rimanere in silenzio rispetto alla violenza contro le donne a non tollerarla, né tanto meno commetterla! Puoi indossare il fiocco bianco tu stesso, regalarlo ai tuoi amici e parlare con loro.

Che questa giornata diventi anche un occasione di riflessione oltre che di denuncia! Grazie a chiunque vorrà aderire

Lara Maroni

___________

Da “Il sorriso impedito di Monna Lisa” di Matteo Labati:
Gli uomini offendono ciò di cui hanno paura. Vale per Dio; vale, soprattutto, per le donne. Di fronte alle donne, se la sentono sfrigolare nel sangue, la debolezza, gli uomini, e si ritrovano ottusi, prima, e cattivi, poi, ad esercitare la loro oscena fortuna, la maggiore capacità che hanno di fare male. Gli uomini rompono ciò che non possono avere.
Dal momento che nessuna donna può mai essere una proprietà, gli uomini ci provano spesso, a spezzarle. Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne: pensiamoci su. Gli uomini soprattutto. Gli uomini normali. Perché se alcune statistiche raccontano che quasi una donna su tre, presto o tardi, nella sua vita incontra violenza, questo orrore non è allora commesso da alcuni mostri; è una colpa, invece, che riguarda tutti noi, gli uomini. Già. Non tutti gli uomini stuprano; quanti, però,maltrattano? Non tutti gli uomini violentano le donne; quanti, però, in un modo o nell’altro, le violano? Tu, pensaci: la violenza sulle donne è un problema di noi uomini. La felicità delle donne, d’accordo, non è nelle nostre possibilità; la loro tranquillità, in buona parte, sì. Ogni donna della quale non abbiamo cura, è una donna alla quale facciamo violenza
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17 Ottobre 2008

Diario di Calabria, Slumtour, agosto 2008 – seconda parte

<meta name="GENERATOR" content="OpenOffice.org 2.4 (Win32)" /><style type="text/css"> <!-- @page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } P { margin-bottom: 0.21cm } --> </style></p> <p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Verdana, sans-serif" /><font size="2"><strong>Cariati – 9 agosto 2008<br /> </strong>Milvia è molto generosa, sarà per questo che ha accettatto di fare uno stralcio di Slum anche sul lungomare di Cariati, posto poco teatrale, con rumori di varia natura e passeggio continuo della gente. Ma Milvia è una donna forte ed eccola sul palco, ancora in Calabria, tenace e temeraria. Ci tiene ad indossare gli abiti di scena. E’ la regina degli stracci. Piano piano la gente s’incuriosisce, si siede, ascolta, diventa sempre più attenta, vuole sapere cosa sono gli Slum, chi è Mirna, Peter, Thomas, l’uomo che tira il sangue chiamato il vampiro, chi è Nonna Nisa. Avevo la sensazione che sulla zattera di noi profughi fosse salito tutto il pubblico. Stavamo navigando in un mare comune e pensavo che a volte …anche il teatro può fare!</font></p> <p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Verdana, sans-serif" /><font size="2"><strong>Tropea / S. Martirano Lombardo - 10 agosto</strong><br /> Siamo arrivati a Tropea per partecipare alla rassegna “I suoni della notte di San Lorenzo” organizzata da Vito Teti, nuovo assessore alla cultura della provincia di Vibo.<br /> A Tropea ci sono i turisti ma il Comune no. A Tropea ci sono macchine e camion parcheggiati nel piazzale in cui dobbiamo suonare ma il Comune no. Il Sindaco arriva per caso e ci chiede quale iniziativa si deve svolgere.<br /> Il Sindaco a noi!<br /> Gli rispondo che il Sindaco di Tropea ci ha organizzato il concerto in collaborazione con la provincia di Vibo. Ma lui che non lo sa. Evidentemente a Tropea ci sono due Sindaci…</font></p> <p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Verdana, sans-serif" /><font size="2"><strong>Scandale – 14 agosto</strong><br /> Invece a Scandale c’è un padre che picchia il figlio maggiorene spaccandogli una sedia del bar sulla testa. Lezioni di pedagogia…<br /> Poi c’è il Comune che ci accoglie in un ex convento ora gestito da suore laiche. Le cellette sono perfettamente sporche, anzi impolverate dalla solitudine e le cacche dei topi rappresentano il tratto cromatico più significativo.<br /> Le suore ci chiedono di pagare la notte precedente a quella del concerto non prevista dagli accordi. Andiamo via da questa miseria….Lezioni di accoglienza! </font></p> <p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Verdana, sans-serif" /><font size="2"><strong>S.Martirano Lombardo - 15 agosto</strong><br /> Per fortuna che c’è Martirano Lombardo dove sembra di stare in un’altra Calabria e la musica ritrova il senso della comunità.</font></p> <p align="justify" style="margin-bottom: 0cm"><font face="Verdana, sans-serif" /><font size="2"><strong>S. Nicola da Crissa – 19 agosto</strong><br /> Era la prima volta che vedevo il dvd di Slum proiettato su un grande schermo. Mi sono emozionato a vedere le nostre facce intrise di dolore e gioia, rabbia, disprezzo, odio e passione. Al di sopra di tutti Milvia che interpreta le sofferenze delle donne. Il pubblico vuole sapere, conoscere la vita delle donne africane, delle donne degli Slum.<br /> La presenza di Milvia racconta un’Africa al femminile, perché sono proprio loro le vittime più colpite negli Slum. Basti pensare che, a differenza degli uomini, negli Slum (tutti privi di bagno) non è consentito alle donne di espletare i bisogni fisiologici di giorno e per farlo sono costrette ad attendere la notte e raggiungere qualche campo all’aperto, così però esponendosi al rischio di d essere aggredite, violentate e infettate dal virus dell’Aids. Spesso rimangono incinte e i bambini nascono con il virus Hiv che in pochi anni consuma le loro vite, come succede in Slum per il piccolo Thomas, figlio di Mirna.<br /> Vito Teti parla dello stretto legame culturale tra il Sud, la Calabria e l’Africa. Mette in evidenza la somiglianza tra alcune fiabe africane raccontate in Slum, come ad esempio quella della bella e povera ragazza dai denti neri promessa in sposa a tre ricchi fratelli, e le favole calabresi. E tutti a casa con quell’interrogativo in testa: ma siamo più vicine all’Africa o all’Europa?</font></p> </div> <div class="feedback"> Cat: <ul class="post-categories"> <li><a href="http://www.partonuvole.com/blog/?cat=1" title="Visualizza tutti gli articoli in Il Blog del Parto" rel="category tag">Il Blog del Parto</a></li></ul> | Time: 11:13 (UTC+8)  <a href="http://www.partonuvole.com/blog/?p=171#comments" title="Commenti a Diario di Calabria, Slumtour, agosto 2008 – seconda parte ">Commenti (4)</a> </div> <!-- <rdf:RDF xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/"> <rdf:Description rdf:about="http://www.partonuvole.com/blog/?p=171" dc:identifier="http://www.partonuvole.com/blog/?p=171" dc:title="Diario di Calabria, Slumtour, agosto 2008 – seconda parte " trackback:ping="http://www.partonuvole.com/blog/wp-trackback.php?p=171" /> </rdf:RDF> --> </div> <div class="post"> <h2>12 Settembre 2008</h2> <h3 class="storytitle" id="post-170"><a href="http://www.partonuvole.com/blog/?p=170" rel="bookmark">Diario d Calabria – parte prima</a></h3> <div class="storycontent"> <p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><strong>Strongoli - 8 agosto 2008</strong></p> <p>Sono arrivato qualche giornio prima in Calabria perché con la regista Milvia Marigliano avevamo deciso di apportare qualche modifica alla scenografia, alla drammaturgia e alle musiche di Slum. Specie la scenografia, cerchiamo di adattarla di volta in volta alla situazione per cercare di creare un legame specifico con i luoghi in cui andiamo e con la loro storia.<br /> Così venendo al Sud mi è venuta l’idea di trasformare la piscina dell’agriturismo di Ceraudo, che divideva il palco dal pubblico, in una sorta di piccolo grande mare Mediterraneo in cui affiorassero dei manichini impigliati in brandelli di rete di pescatori a simbolo e ricordo di quello che avviene nel canale di Sicilia dove i pescatori spesso pescano cadaveri di immigrati al posto del pesce.<br /> Anche a livello musicale avevamo deciso d’introdurre un nuovo brano, presente nel cd di Slum ma non nel dvd perché è stato composto successivamente alle riprese televisive dello spettacolo teatrale. Si tratta di “Jungiali” che letteralmente significa “Uniscili” ed è una specie di omaggio all’Africa e alla cui registrazione hanno partecipato anche i nostri amici musicisti africani Awa Koundoul alla voce e Alpha Diene alle percussioni africane.<br /> Nonostante questi fervidi preparativi, ero molto preoccupato della riuscita di “Slum” a Strongoli. Conosco la realtà di questo piccolo centro del crotonese per esserci nato ed averci trascorso una parte della mia vita, e non mi sembrava tra quelle più adatte ad accogliere uno spettaccolo così difficile come Slum. Poi il prezzo del biglietto a 35,00 euro, vabbé che era compresa la cena però erano sempre 35 monete.<br /> Insomma c’erano tutti i presupposti perché la platea del teatrino all’aperto dell’Agriturismo Ceraudo rimanesse vuota, tanto più che le prevendite fino a quel punto non promettevano un grande afflusso di pubblico.<br /> La giornata dell’8 è febbrile e torrida. Chi porta sabbia, chi scarica strumenti, chi va alla ricerca di reti di pescatori e manichini, chi dà una mano a scaricare i bauli del service, chi parte da Strongoli fino a Paola per andare a prendere Milvia che per paura dell’aereo si è fatta tutta la notte n viaggio su un treno espresso Milano – Lamezia mentre dalle cucine del ristorante arrivano anzitempo i profumi della cucina. Un formichiere!<br /> Susi mi dice “non preoccuparti, la gente verrà” mentre ci squagliamo di caldo e di paura.<br /> Poi d’incanto entriamo in scena e vedo il piccolo teatro circondato da ulivi millenari gremito di gente. Tiro un sospiro di sollievo, ce l’abbiamo fatta!<br /> Incrocio gli occhi di Susi che brillano come due fari nella notte e contemplo la meraviglia e lo stupore che balenano in quelli di Milvia nel trovarsi finalmente in Calabria, tra la gente, lei con carta d’identità milanese e l’anima inzuppata di Sud.<br /> Siamo emozionati ma tiriamo dritto verso il cuore dello spettacolo e ogni applauso ci trafigge come i baci di un amore e senti di avere il mal d’Africa o di Calabria…<br /> Mentre suono, recito, canto, guardo le facce del pubblico e rivedo in quei volti le comuni storie di sofferenza del popolo africano e della nostra gente, di Mirna come Maria, di Nonna Nisa come Nonna Caterina e sento il pubblico vuole sapere cosa sono gli Slum, chi è Mirna, Peter, Thomas, l’uomo che tira il sangue chiamato il vampiro, chi è Nonna Nisa.<br /> Sulla zattera di noi profughi sta salendo tutto il pubblico.<br /> Stiamo navigando in un mare comune e penso che…anche il teatro può fare!<br /> Mentre Milvia racconta degli Slum, mi ritornano alla mente le baracche sulla spiaggia di Strongoli in cui ho passato le mie estati da bambino e che non erano tante diverse dalle baracche in cui vivono centinaia di milioni di persone ancora oggi. Anche noi avevamo i problemi delle fogne, dell’acqua potabile, ma nessuno cercò di risolverli, anzi si adottò la soluzione del fuoco per sbarazzarsene e fare spazio alla speculazione edilizia che ha distrutto e devastato le nostre coste. Esattamente come succede oggi negli Slum dove addiritura si usano topi e gatti bruciati vivi per appiccare il fuoco a quante più barache possibili.<br /> Slum mi divora il cuore perché sento che è la nostria storia, di poveri, emigrati, baraccati, desertificati, sfruttati, umiliati, privati di acqua, luce e dignità.<br /> Slum è il nostro album fotografico. E’ uno specchio in cui il bianco si tinge di nero. </p> </div> <div class="feedback"> Cat: <ul class="post-categories"> <li><a href="http://www.partonuvole.com/blog/?cat=1" title="Visualizza tutti gli articoli in Il Blog del Parto" rel="category tag">Il Blog del Parto</a></li></ul> | Time: 12:04 (UTC+8)  <a href="http://www.partonuvole.com/blog/?p=170#respond" title="Commenti a Diario d Calabria – parte prima">Commenti (0)</a> </div> <!-- <rdf:RDF xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/"> <rdf:Description rdf:about="http://www.partonuvole.com/blog/?p=170" dc:identifier="http://www.partonuvole.com/blog/?p=170" dc:title="Diario d Calabria – parte prima" trackback:ping="http://www.partonuvole.com/blog/wp-trackback.php?p=170" /> </rdf:RDF> --> </div> <div class="post"> <h2>27 Agosto 2008</h2> <h3 class="storytitle" id="post-169"><a href="http://www.partonuvole.com/blog/?p=169" rel="bookmark">San Sperate</a></h3> <div class="storycontent"> <p>Tutto inizio il 13 giugno del ‘68 quando lo scultore Pinuccio Sciola fa il il primo murales a San Sperate e da allora é iniziata una vera e propria “rivoluzione culturale” che ha trasformato un anonimo e depresso paesino della provincia cagliaritana in un centro di cultura artistica rappresentata principalmente dal muralismo che ha cambiato il volto del paese e coinvolto tutta la comunità che senza negare le sue radici contadine si é aperta al mondo.<br /> Il festival di musica popolare “Cuncambias” é una felice manifestazione di questa realtà e ci ha avvolti un un’autentica festa popolare. Bella gente, attiva come non si vedeva dal..’68! Che senso di  appartenenza, di collettività. Un esempio, una testimonianza viva di un altro modo d’intendere la vita. Intanto Pinuccio, che da una vita gira il pianeta e ha fatto conoscere San Sperate al mondo, é andato avanti con la sua ricerca artistica ed é arrivato alle “pietre sonore”. Sono blocchi di basalto “attraversati da incisioni regolari e profonde che creano una fitta frequenza di lamine verticali le cui vibrazioni producono onde che corrispondono alla “voce della pietra”.<br /> Pinuccio però non parla di musica e non vuole creare scale musicali con questi suoni ma ci tiene solo a documentare la bellezza e il miracolo della natura anche se ciò non toglie che compositori di tutto il mondo si aggirino tra queste stupende creature sparse nel giardino di San Sperate.<br /> Grazie a Giulio, Cristian, Giacomo, Gabriele e tutti gli altri di San Sperate  per questo regalo. </p> </div> <div class="feedback"> Cat: <ul class="post-categories"> <li><a href="http://www.partonuvole.com/blog/?cat=1" title="Visualizza tutti gli articoli in Il Blog del Parto" rel="category tag">Il Blog del Parto</a></li></ul> | Time: 11:39 (UTC+8)  <a href="http://www.partonuvole.com/blog/?p=169#respond" title="Commenti a San Sperate">Commenti (0)</a> </div> <!-- <rdf:RDF xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/"> <rdf:Description rdf:about="http://www.partonuvole.com/blog/?p=169" dc:identifier="http://www.partonuvole.com/blog/?p=169" dc:title="San Sperate" trackback:ping="http://www.partonuvole.com/blog/wp-trackback.php?p=169" /> </rdf:RDF> --> </div> <div class="post"> <h2>24 Luglio 2008</h2> <h3 class="storytitle" id="post-168"><a href="http://www.partonuvole.com/blog/?p=168" rel="bookmark">Vedi Napoli…e poi Lisbona!</a></h3> <div class="storycontent"> <p>Dopo il secondo anno di concerti in Portogallo con il Festival Sete Sòis Sete Luas, non ho resistito alla tentazione di fermarmi qualche giorno a Lisbona.</p> <p>Lisbona sembra la sorella di Napoli. L’Alfama, l’antico quartiere arabo con la sua Kasbah, le sue scalinate e piazzette nascoste ricorda i Quartieri Spagnoli e il Bairro Alto con i suoi vicoli si riflette nelle geometrie e nelle immagini di Spaccanapoli. Lisbona è una città di mare, e anche queso la fa somigliare a Napoli. L’affaccio atlantico non gli fa perdere l’atmosfera mediterranea salvo quando si entra nelle acque fredde del suo mare. La lingua portoghese, più che allo spagnolo, somiglia al dialetto del Sud Italia, un mix tra il calabrese, napoletano e abruzzese. Quindi non ho avuto problemi a farmi capire…</p> <p>Ma Lisbona cambia continuamente volto ad ogni quartiere e dalla Baixa al Bairro, dal Rossio all’Alfama assume sembianze romane, portoghesi, arabe, africane ed europee. E io che vagavo da una rua al’altra, da un bar all’altro mi sentivo come un perosnaggio di Pessoa. Ero Alvaro de Campos, Bernardo Soares, Ricardo Reis e tanti altri ma mi sentivo soprattutto Fernando Pessoa che finalmente ho conosciuto al….bar “brasileira”.</p> <p>Per mangiare il “cuore” della città però bisogna entrare nelle “tascas”, trattorie popolari senza insegne e a conduzione familiare nelle quali ti senti come a casa dei genitori tuoi o dei tuoi amici. Le migliori sono quelle nascoste dietro l’angolo di casa, senza nemmeno un’ indicazione e ci arrivi solo con il passaparola degli amici. Allora il baccalhau e le sarde diventano la tua…salata compagnia, fatto salvo per il prezzo. A me piacciono molto le polpette di bacccalà ma sono tanti i modi di prepararlo. Quanto alle sarde, invece, esiste solo il modo tradizionale alla brace senza togliere squame ed interiora, però la freschezza è garantita. Ma la sardina non è solo un piatto da mangiare e anche un simbolo popolare di festa. Infatti, il 13 giugno, giorno di S. Antonio, i lisboneti festeggiano il loro patrono (secondo loro S. Antonio da Padova é nato a Lisbona) con una festa popolarissima a base di sardine. Il risultato è che per oltre un mese nella città si respira un’aria “sarda”.</p> <p>A Lisbona c’è “l’eléctrico”. Si chiamano così i vecchi, piccoli e colorati tram che si arrampicano per le ripide salite dei sette colli su cui sorge la città, incuneandosi in strette viuzze e lanciandosi in discese mozzafiato. Io ho preso il 28 come Mastroianni nel film “Sostiene Pereira” di Roberto Faenza…</p> <p>Lisbona ha una faccia da piastrella bianco-azzurra. Sono le “azulejos”, uno dei motivi di decorazione più tipici e che, soprattutto in alcuni quartieri come Graca, ricoprono le facciate esterne dei palazzi e delle piazze. In Italia, specie nel sud, ancora oggi vengono usate per rivestire le pareti dei bagni. Questa caratteristica le conferisce ai nostri occhi un’insolita forma di “grande bagno” all’aperto italo-turco-lusitano…<br /> Tra questi palazzi e sale rivestite di azulejos con motivi floreali e stata girata la scena del film Lisbon Story di Wim Mertens in cui i Madredeus seduti a semicerchio in un grande salone secernevano la loro musica di vivido fado.</p> <p>Lisbona è il fado che risuona e ricanta nelle sue vie. Il fado è la musica popolare portoghese non solo perché è la più ascoltata ma anche e soprattutto perché è la più cantata dalla gente. Il fado è gonfio di amore, destino, rimpianto e nostalgia. Vena di struggente romanticismo molto simile alla canzone napoletana ma senza venature ironiche.<br /> Uno dei locali di “fado” più antichi ed autentici di Lisbona si trova sotto il Castello di S. Giorgio, nel quariere di Graca. Qui si esibiva anche la più celebre cantante di fado, Maria Severa, vissuta nell’ottocento, quando il fado inizio a diventare popolare. Nel locale si alternavano i “cantor”, uomini e donne del pubblico che a turno andavano nella “zona musicale” e iniziavano ad intonare le melodie della tradizione fadista. Seduto al nostro tavolo c’era un signore di mezza età, grassottello e sognatore. Con gli occhi chiusi e il movimento labbiale seguiva il canto in un’intimità religiosa e alla fine di ogni fado approvava con un timido e dscreto batito delle mani.</p> <p>Lisbona vive di “saudade”, di questa sottile e strana malinconia che incatena il pensiero verso l’indefinito. La saudade è un bene perché evita ai portoghesi di guardare la terra straniera che li circonda e che spesso li ha oppressi, ma è anche un male perché li rende fragili e distanti dalla vita. La saudade si rifugia nel mare e nel cielo dove nessuno la può raggiungere. La saudade è un infinito volo di farfalla sulle onde oceaniche appensatito da gocce di pianto.</p> <p>Ma Lisbona è anche una città di navigatori! Alla foce del fiume Tago c’è un monumento che celebra i suoi marinari da Vasco de Gama a Magellano, inesorabilmente accompagnati dai “conquistatori di anime” con la croce in mano. I portoghesi ci tengono a precisare che sono stati “descobridores” e non “conquistadores” come i vicini spagnoli. L’epopea delle grandi scoperte portoghesi a partire dal 1400 è narrata dal poema dello scrittore lusitano Camoes che fece un’esperienza diretta imbarcandosi sulle caravelle di Vasco de Gama. Ma in realtà la differenza fondamentale è che hanno realizzato in ritardo l’idea di colonizzare le terre scoperte, dopodiché hanno creato un impero coloniale in piena regola con colonie in America e d Africa.</p> <p>Lisbona mi piace perché festeggia il 25 aprile. Il porogallo, come l’Italia si è liberata dalla dittatura di Salazar con la famosa “rivoluzione dei garofani” non violenta del 1974 capeggiata da Otelo de Carvalho e Antonio de Spinola anche se, a differenza di quella italiana, fu opera più delle forze militari che entrarono in Lisbona con un garofano nel fucile che del popolo.</p> <p>Ma è ora di tornare in Italia…si è fatto tardi.<br /> Ah, un consiglio: se avete tempo e voglia leggetevi Viaggio in Portogallo di José Ssaramago e Lisbona di Fernando Pessoa, due insolite guide turistiche per chi vuole curiosare nella Lusitania da altre prospettive. </p> </div> <div class="feedback"> Cat: <ul class="post-categories"> <li><a href="http://www.partonuvole.com/blog/?cat=1" title="Visualizza tutti gli articoli in Il Blog del Parto" rel="category tag">Il Blog del Parto</a></li></ul> | Time: 12:16 (UTC+8)  <a href="http://www.partonuvole.com/blog/?p=168#comments" title="Commenti a Vedi Napoli…e poi Lisbona!">Commenti (1)</a> </div> <!-- <rdf:RDF xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/"> <rdf:Description rdf:about="http://www.partonuvole.com/blog/?p=168" dc:identifier="http://www.partonuvole.com/blog/?p=168" dc:title="Vedi Napoli…e poi Lisbona!" trackback:ping="http://www.partonuvole.com/blog/wp-trackback.php?p=168" /> </rdf:RDF> --> </div> <div class="post"> <h2>16 Giugno 2008</h2> <h3 class="storytitle" id="post-167"><a href="http://www.partonuvole.com/blog/?p=167" rel="bookmark">Il Parto delle Nuvole Pesanti presenta SLUM alla Festa Europea della Musica - Roma 19 Giugno</a></h3> <div class="storycontent"> <p><style type="text/css"> <!-- .Stile4 {font-size: 36px} --> </style><style type="text/css"> <!-- .Stile1 { font-size: large; font-weight: bold; } .Stile2 { font-size: small; font-style: italic; } --> </style>Nata in Francia nel 1982, da ventisei anni la Festa europea della musica è un appuntamento fisso in tutte le capitali d’Europa. Una fra le cornici prescelte per la XIV edizione italiana è Villa Doria Pamphili. Qui, giovedì 19 giugno, alle ore 21:30 tornerà finalmente in scena SLUM, spettacolo teatrale con Milvia Marigliano e la partecipazione sul palco in veste di musicisti e attori del Parto delle Nuvole Pesanti (Mirko Menna, Mimmo Crudo, Amerigo Sirianni, Salvatore De Siena).</p> <p>Ancora una volta, quindi, le Nuvole si misurano con un’originale idea di teatro musicale, dopo il lungo successo di Roccu u Stortu e le prime repliche di Slum, andate in scena con successo di critica e di pubblico lo scorso anno in anteprima nazionale al Mittelfest di Moni Ovadia, al Play Art Festival Nazionale di Arezzo e nel nuovo Spazio MIL del Teatro Filodrammatici di Milano.</p> <p>La festa della musica di Roma sarà inoltre occasione per presentare in anteprima europea il nuovo CD/DVD di SLUM che racchiude una doppia sorpresa: video dello spettacolo, registrato dal vivo e con la presenza del pubblico durante le repliche allo Spazio MIL; album da studio, contenente i brani della colonna sonora originale, registrati con l’apporto di bravissimi musicisti africani, e qualche brano inedito.</p> <p>Il CD/DVD di Slum é già in vendita nei live del Parto, “slum tour europeo 2008”, che vedrà le Nuvole Pesanti di nuovo in concerto in Italia, Spagna e Portogallo, nei NEGOZI INTERNET del Parto e di Storie di note, e da settembre nei migliori negozi di dischi e nella rinovata rete dei Microstore di Storie di note.</p> <p><strong>Giovedì 19 GIUGNO 2008 – ROMA</strong><br /> Evento: Musica in cantiere - Festa europea della musica<br /> Luogo: Villa Doria Pamphili (di fronte Villa Corsini)<br /> Spettacolo: <strong>SLUM</strong> – spettacolo teatrale, con Milvia Marigliano e Il Parto delle Nuvole Pesanti<br /> Ore: 21:30<br /> <strong>Ingresso libero</strong></p> <hr />“<strong>Slum</strong>” sono le bidonville nate nelle “periferie della periferia del mondo”, in Africa. Sobborghi disperati, <strong>discariche umane</strong>, dove la povertà e la solitudine della fame e di malattie atroci scandiscono il destino di intere famiglie, assieme al mai sopito desiderio di scappare, e il sogno di un’Europa tanto a lungo immaginata troppo spesso così diversa dalle aspettative. Quell’Europa che, dopo assurdi viaggi, toccano i disperati fratelli e le sorelle africane, spesso è proprio quel <strong>Meridione </strong>che forse un poco gli somiglia. Proprio per questo motivo, in un’escalation di monologhi appassionati, antiche fiabe della tradizione africana e moderne e spietate analisi antropologiche mirabilmente interpretate da Milvia Marigliano, Il Parto delle Nuvole Pesanti pone il suo accento musicale sulla vicinanza estrema fra Sud Italia e Nord Africa, miscelando con sapienza l’etno-rock autorale che li caratterizza, con le sonorità e le suggestioni di musiche tribali originarie.<span class="Stile1"> </span></p> <hr /><span class="Stile1 Stile4">Gli “Slum” </span><br /> <span class="Stile2">scheda di Salvatore De Siena</span></p> <p><span class="Stile2"><strong><em>“Il mondo non lo si riceve in eredità dai padri ma in prestito dai figli”</em></strong><br /> (proverbio africano)</span></p> <p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><em><span style="font-size: 10pt">Il termine inglese “slum” indica le enormi baraccopoli costruite nelle periferie delle grandi città in numerose aree del mondo. Paglia, plastica riciclata, pezzi di legno e ferro, tubi rotti, blocchi di cemento e stracci sono i materiali con cui vengono realizzate le poverissime unità abitative che li caratterizzano, dove uomini, donne e bambini vivono tra stenti, inquinamento atmosferico, mancanza d’acqua e di servizi igienici, fogne a cielo aperto, aria maleodorante e sfacelo. Spesso gli slum si trovano in zone alluvionali, paludose, vulcaniche o sismiche. In essi, scorre acqua verdastra e puzzolente altamente inquinata dal contatto con gli escrementi umani e scorie di industrie tossiche. Le malattie per mancanza d’acqua potabile e igiene sono causa di tantissimi decessi. A pagare un prezzo molto più alto negli slum sono certamente le donne, che oltre a dover affrontare i drammi che la vita nelle baraccopoli inevitabilmente impone, spesso vengono costrette a prostituirsi e vivono esposte a continue aggressioni e molestie. Per loro non c’è quasi mai possibilità di riscatto, non viene loro permesso di studiare o di tentare una vita diversa da quella a cui la povertà urbana e sociale le obbliga. Ma gli slum non sono una necessità e non rappresentano l’inevitabile futuro di una grande città! Se finora hanno prevalso gli interessi economici, legati ad errate logiche di profitto e pessime gestioni di sviluppo economico nazionale, le future azioni di intervento dovrebbero andare al di là della dimensione fisica dello slum, guardando verso quei problemi che sono alla base della povertà urbana, anche attraverso un pieno coinvolgimento dei poveri stessi.</span></em></p> <p class="MsoNormal"> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt">per saperne di più…</span></p> <p class="MsoNormal"><em><span style="font-size: 10pt">—</span></em></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt">guarda il <strong>trailer</strong> del DVD (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=NmbkcDExBc8">clicca qui</a>)</span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt">guarda la scheda di <strong>SLUM</strong>, spettacolo teatrale (<a href="http://www.storiedinote.com/index.php?option=com_content&task=view&id=77&Itemid=">clicca qui</a>)</span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt">consulta le date dello <strong>Slumtour</strong>, concerto (<a href="http://www.storiedinote.com/index.php?option=com_content&task=view&id=80&Itemid=">clicca qui</a>)</span></p> <p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt">consulta le pagine dedicate al <strong>Parto delle Nuvole Pesanti</strong> (<a href="http://www.storiedinote.com/index.php?option=com_content&task=view&id=72&Itemid=">clicca qui</a>) info e contatti su: <a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/simone.arminio/Desktop/www.storiedinote.com">www.storiedinote.com</a></span></p> </div> <div class="feedback"> Cat: <ul class="post-categories"> <li><a href="http://www.partonuvole.com/blog/?cat=1" title="Visualizza tutti gli articoli in Il Blog del Parto" rel="category tag">Il Blog del Parto</a></li></ul> | Time: 11:43 (UTC+8)  <a href="http://www.partonuvole.com/blog/?p=167#comments" title="Commenti a Il Parto delle Nuvole Pesanti presenta SLUM alla Festa Europea della Musica - Roma 19 Giugno">Commenti (1)</a> </div> <!-- <rdf:RDF xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/"> <rdf:Description rdf:about="http://www.partonuvole.com/blog/?p=167" dc:identifier="http://www.partonuvole.com/blog/?p=167" dc:title="Il Parto delle Nuvole Pesanti presenta SLUM alla Festa Europea della Musica - Roma 19 Giugno" trackback:ping="http://www.partonuvole.com/blog/wp-trackback.php?p=167" /> </rdf:RDF> --> </div> <div class="post"> <h2>3 Giugno 2008</h2> <h3 class="storytitle" id="post-166"><a href="http://www.partonuvole.com/blog/?p=166" rel="bookmark">I motivi della mia scelta</a></h3> <div class="storycontent"> <p>di Vito Teti</p> <p>Questa mattina (19 maggio 2008), in un incontro da lui promosso, il Presidente Francesco De Nisi mi ha invitato a mettere da parte le riserve rispetto all’accettazione dell’incarico in giunta da lui propostomi. In un discorso franco egli stesso ha espresso il suo rammarico per come si è giunti alla soluzione “definitiva”.<br /> Con grande determinazione mi ha invitato a mettere la mia competenza al servizio della collettività per la realizzazione di un progetto che vuole essere, a questo punto, ambizioso, innovativo, senza alcuna scadenza, frutto di un aperto e continuo dialogo con la “politica”, soprattutto con i consiglieri provinciali, il PD, le diverse forze politiche presenti in consiglio e nel territorio.<br /> Per natura e per metodo mi pongo sempre in modo “dubbioso”, ma sono giunto alla conclusione che questa è una delle situazioni in cui bisogna scontare la difficoltà di dire sì, di assumere con responsabilità, senza enfasi, le chiamate della vita, del caso, della politica.<br /> La Giunta di cui sono chiamato a fare parte nasce, è inutile nasconderlo, dopo grandi tensioni, che hanno creato smarrimento nell’opinione pubblica, e tuttavia penso di non poter tirarmi indietro. Credo di dover sostenere, con tutta la mia capacità, lo sforzo del Presidente che sembra cercare una via di innovazione e di rilancio autentico del territorio e che, comunque, si sta muovendo con determinazione e in maniera propositiva. Ritengo di non potere “dire no” ai consiglieri, ai rappresentanti delle forze politiche (del PD in particolare, dove, peraltro, sono stato candidato alla camera, risultando il primo dei non eletti) che mi spingono a questa scelta (e che ringrazio), alle tante persone che mi inviano sms mail e mi telefonano per accettare, per provare a fare qualcosa di nuovo.<br /> Ritengo di dovere dare la mia disponibilità anche per contrastare quel clima di antipolitica, di frammentazione, di lacerazione che conosce questo territorio. La mia è una scelta faticosa, di responsabilità, politica nel senso alto del termine. Ritengo di avere tutta la legittimità (politica, etica, culturale) di affermare che chi fa politica debba guardarsi allo specchio e anche dentro, interrogarsi sulle ragioni del degrado economico, sociale, culturale di questo territorio, scoprire un senso nobile del fare politica, intesa come bene comune, e creare spazio (oltre che occupazione e migliore qualità della vita) per giovani o per tutta la “comunità” del Vibonese.<br /> Questo territorio non può permettersi di perdere l’occasione dei Por, di perdere fondi che potranno modificarne il volto, a condizione che ci si presenti con le carte in regola, con progetti chiari e completi, con un’idea generale e alta di questo territorio.<br /> Bisogna allora provarci, tentare, anche perché la responsabilità non è soltanto della politica o di chi pensa di fare politica, ma di noi tutti, intellettuali, cittadini, studiosi, gente comune che dobbiamo assumersi le responsabilità e sentirci soggetti e non “sudditi”, protagonisti e non persone subalterne e accondiscendenti, rassegnate ed apatiche.<br /> Penso di doverci provare perché certe volte i grandi cambiamenti, le svolte, i rinnovamenti avvengono per caso, in maniera imprevista. Per questo chiedo a tutti, anche ai delusi della politica, anche a chi è rimasto sgomento da certe pratiche degli ultimi anni, di dare una chance a questa iniziativa, di alimentare la fiducia e la speranza.<br /> Se le cose dovessero andare diversamente da come prospettatemi e da come spero, sarei il primo a trarne le conseguenze, rendendo conto ai cittadini, ai consiglieri, al Presidente. Spero di dare un contributo per una buona amministrazione, per realizzare progetti e per affermare un’idea alta della cultura del territorio, puntando sulla valorizzazione delle professioni, dei giovani, dei paesi, ma penso anche di adoperarmi perché il PD trovi forme apprezzabili di convivenza e di agibilità politica.<br /> Parlerò in altre occasioni del mio programma, adesso vorrei declinare alcuni principi: etica, legalità, “meritocrazia”, solidarietà. Chiederò a tutti, a cominciare dal Presidente e ai rappresentati della Giunta, pratiche di trasparenza, lavoro collegiale, idea condivisa delle scelte, che si consumeranno pubblicamente, nelle stanze della provincia, in consiglio, nelle sede dei partiti, e non in posti che non siano istituzionali (ho un grande senso delle istituzioni). Farò in modo che si adotti lo stesso sguardo e la stessa pratica per tutti, coinvolgendo le opposizioni, informandole e anche impegnandole quando si dovesse, come spero, arrivare a programmi condivisi. L’unico criterio che deve essere salvaguardato è quello dei valori, del merito, delle competenze, senza venire meno a principi di solidarietà e sostegno, che debbono essere frutto di scelte politiche comuni e non di pratiche clientelari, esclusive.<br /> E ancora: nuovo stile e dignità alla politica, cura e riguardo del territorio, politiche sociali e giovanili, attenzione ai ceti deboli, ai paesi, alle marine, valorizzazione delle risorse. La cultura come riscatto, ma anche come bene produttivo, come elemento identitario. Ho molte idee, che vorrò discutere e confrontare con tutti, su istituzioni culturali, musei, teatro, itinerari culturali, turistici, gastronomici. Considero la scuola come luogo privilegiato di intervento. E in questa direzione lavorerò con tutti i comuni della provincia, con le istituzioni scolastiche, le forze sociali e con l’Assessorato alla Pubblica istruzione della Regione Calabria. La scuola potrebbe diventare, tra l’altro, il luogo dove trasmettere concezioni della legalità e, soprattutto, delle regole in un territorio che forse, a causa della mancanza di regole, vive un periodo di grande disagio. Sono occasioni che non vanno sprecate. Credo che bisogna adoperarsi perché non vadano sprecate le tante risorse disponibili per interventi mirati sui beni culturali, sui centri storici, per la tutela e la valorizzazione del paesaggio, dei beni archeologi e culturali in genere.<br /> Le ricchezze di questo territorio sono la sua storia, il suo paesaggio, i suoi beni culturali, i suoi monumenti, le sue chiese, i suoi riti, le sue feste, i suoi miti, la sua tradizione demologica e antropologica, erudita e classica. Bisogna occuparsi con cura e incisività, con convinzione, di biblioteche, musei, archivi e inventare altri centri permanenti di attività culturali, case della letteratura, centri della memoria, parchi letterari e itinerari turistico-culturali permanenti, magari ridimensionando quell’effimero che non crea consapevolezza e ricchezza economica, sociale, culturale. Bisogna trasformare anche le “rovine” in ricchezza, in bellezza, in risorsa identitaria, con una concezione plurale e problematiche dell’identità.<br /> Se non puntiamo tutto sulla scuola e sulla cultura (intesa in maniera “produttiva”, aperta, plurale), la battaglia in questo territorio sarà persa. Mi attendo i suggerimenti di tanti, giovani, studiosi, amministratori, consiglieri, rappresentanti delle forze politiche, sindacali, sociali, religiose, culturali. Invito tutti a fare progetti, ad avanzare proposte, a creare aggregazioni. Proviamo tutti ad alzare la schiena, a non delegare, ad esigere risposte collettive e non favori personali, a non dare la colpa sempre agli altri, a fare e non ad aspettare, a donare e non a chiedere. Non è necessario essere assessori, deputati, amministratori per cercare di sollevare le sorti del territorio. C’è bisogno che ognuno si senti protagonista, si pensi libero, si chiami fuori da questa cappa di pessimismo e di sfiducia che avvolge la nostra provincia. Proviamo a creare centri di cultura, cooperative, uffici di programmazione.<br /> Non mi sento di fare parte della categoria degli “uomini soli al comando”, ma una delle tante risorse che vogliono offrire la loro competenza, collegandosi tra loro. Sono lontano dall’idea di andare ad occupare un posto di “potere” o di privilegio, ma ritengo di assumere un incarico di responsabilità, da onorare con dignità, tenendo sempre presente i bisogni della gente.<br /> Vorrei ribadire che considero questa “missione” a termine. Mi sento di “passaggio” e tuttavia mi muoverò con serietà, responsabilità, trasparenza, senso etico e alto della politica. Quando, una volta realizzati i programmi e i progetti presentati dal Presidente e dalla Giunta, la politica avrà trovato le ragioni dell’unità e non delle frammentazioni, uscirò in punta di piedi da questa giunta tecnica, senza che però rinunci a fare politica. Da assessore o da studioso, da cittadino o da scrittore, da qualsiasi postazione mi troverò ad occupare, continuerò a “dire la mia”, in maniera franca e propositiva, a farmi portavoce degli interessi della gente e del territorio, a indicare vie di soluzione dei problemi, a favorire il rinnovamento, a creare spazio lavorativo e politico ai giovani, ragazzi e ragazze, che sono la bellezza di questa provincia. Ringrazio il Presidente De Nisi e auguro a lui, a tutti i componenti della giunta, a tutto il Vibonese, buon lavoro e anche “buona fortuna”.</p> <hr /></p> <div align="center"><strong>Gli auguri del Parto</strong></div> <p>Caro Vito,<br /> pensiamo che tu abbia fatto la cosa più giusta in questo momento di smarrimento generale.<br /> Hai ragione quando parli di “missione” perché le condizioni politiche e sociali della provincia di Vibo come di tutte le altre province calabresi sono diventate una sorta di palude che richiede di essere bonificata.<br /> Devo confessarti che persino a me, che ormai da oltre 25 anni vivo a Bologna, ogni volta che ritorno a Strongoli, vedendo il disastro politico, sociale e ambientale in atto, m’assale il bisogno di spendermi, di fare qualcosa per restituire una briciola di dignità alla collettività e cedere alla tentazione di candidarmi a sindaco come da più parti mi viene chiesto. Ovviamente per te che vivi in Calabria questo bisogno immagino sia ancora più forte, concreto e, ad un certo punto, anche ineludibile.<br /> E’ la la missione di cui parli tu, che se vissuta laicamente, é un sentimento d’amore capace di sprigionare energie che rende possibile il realizzarsi di eventi altrimenti impossibili.<br /> Ricordo ancora l’istruttiva storiella popolare che quand’ero ragazzino e precoce maoista (in paese ci chiamavano “i cinesi”) sentii raccontare da Lombardi Satriani (ma che sicuramente conoscerai anche tu) in occasione di un convegno sul quarantennale dell’eccidio di Melissa a cui l’avevamo invitato. Una formica e una mosca caddero in una tazza d’acqua. Trovandosi al centro della tazza la formica disse alla mosca che secondo tutti i suoi calcoli non ce l’avrebbero mai fatta a raggiungere il bordo per salvarsi. Allora la mosca riflettè e rispose che visto che tutto era perso tanto valeva tentare sperando nel miracolo. Alla fine, com’è logico immaginare, la formica morì e la mosca si salvò.<br /> Quindi auguri e buon lavoro.</p> <div align="right"><strong><em>Salvatore De Siena e tutto il Parto</em></strong></div> </div> <div class="feedback"> Cat: <ul class="post-categories"> <li><a href="http://www.partonuvole.com/blog/?cat=1" title="Visualizza tutti gli articoli in Il Blog del Parto" rel="category tag">Il Blog del Parto</a></li></ul> | Time: 10:05 (UTC+8)  <a href="http://www.partonuvole.com/blog/?p=166#respond" title="Commenti a I motivi della mia scelta">Commenti (0)</a> </div> <!-- <rdf:RDF xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/"> <rdf:Description rdf:about="http://www.partonuvole.com/blog/?p=166" dc:identifier="http://www.partonuvole.com/blog/?p=166" dc:title="I motivi della mia scelta" trackback:ping="http://www.partonuvole.com/blog/wp-trackback.php?p=166" /> </rdf:RDF> --> </div> <div class="post"> <h2>21 Maggio 2008</h2> <h3 class="storytitle" id="post-165"><a href="http://www.partonuvole.com/blog/?p=165" rel="bookmark">Sharo Gambino - Il cantore delle piccole cose</a></h3> <div class="storycontent"> <p><meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=iso-8859-1" /><strong>“Il Quotidiano”, sabato 26 aprile 2008, p. 1 e p. 56.</strong><br /> <em><br /> Un ricordo dello scrittore e giornalista Sharo Gambino, scomparso a Serra nella notte tra il 25 e il 26 aprile.</em></p> <p>Mentre scrivo, piango. E ogni lacrima che scende è un fiume di ricordi, di emozioni, di sentimenti. Piango Sharo Gambino, il poeta, lo scrittore, il narratore delle Serre, di Serra S. Bruno e di Vazzano, di Nardodipace e Ragonà, dei paesi minuti e ricchi di storia, aperti e isolati; il cantore delle cose piccole e profonde, dei boschi e dei fiumi, dell’Ancinale e di Subcinum, della Certosa e delle carbonaie; il cantore degli “ultimi”, dei briganti, degli eroi nascosti, degli uomini contraddittori di questa terra, di Vizzarro e dei rivoltosi di Caulonia, di Gesuino, il protagonista di <em>Sole nero a Malifà</em> (uno dei più bei romanzi della nostra letteratura), e delle ragazze al fiume, degli emigranti e delle figure inquiete, dei ribelli e degli sconfitti. Nei vinti, nelle storie comuni, marginali, negli scarti della cultura ufficiale e della storia egli trova la “materia” per dare solidità, spessore, anima alla sua scrittura e al suo legame profondo con i luoghi. Con “realismo” e con “magia”. Da illuminista e insieme da romantico. Con un’attenzione ai luoghi che poteva sembrare “superata” e che adesso appare innovatrice, anticipatrice di poetiche e di estetiche, di etiche e di antropologie, proprie del periodo in cui “locale” e “globale” dialogano e si rincorrono.</p> <p>La mappa dei luoghi tracciata, disegnata, ripercorsa, inventata da Sharo diventa improvvisamente più povera, più triste, smarrita, quasi senza memoria. Perché i luoghi erano Sharo e Sharo era i luoghi, che disegnava, amava, accoglieva anche quando gli provocavano dolore e sofferenza.</p> <p>Piango lo studioso, il critico, il ricercatore, lo scopritore di Mastro Bruno e il primo lettore critico della Ceceide di Ammirà, lo studioso (il primo) della ‘ndrangheta e della poesia dialettale, dei canti di protesta e dei detti del mangiare, il giornalista dei mille e mille articoli e il valorizzatore di poeti sconosciuti, di artigiani ignoti, di storie minute, di luoghi nascosti: di “microstorie” e “piccoli luoghi” che fanno la Calabria ricca, profonda, complessa e che sfugge ai più, a coloro che si fermano in superficie, che non hanno voglia di scavare e di camminare.</p> <p>Piango - e credo che la Calabria intera pianga – il raccoglitore di voci sommerse, il conoscitore di storie e di proverbi, l’autore di splendidi racconti e di bellissimi romanzi.</p> <p>Piango l’uomo che era la stessa “cosa” del poeta, dello scrittore, del critico, del pittore, che ha smentito la distanza tra letteratura e vita, che ha mostrato come un grande artista può e deve essere un grande uomo. La scrittura per lui era vita, ma egli non confondeva la vita con la letteratura: i suoi romanzi e i suoi scritti li amava come si amano le proprie creazioni, ma i suoi grandi “romanzi” si chiamano Melina (la moglie), Sergio, Marinella, Tiziana, Cinzia, Rossana, Silvia. Con loro e con le tante persone a lui care (fratelli, parenti e amici di tutte le Calabrie, persone notissime e figure sconosciute) egli ha scritto il “romanzo di una vita”, la favola di una vita. Consegnato alla scrittura e alla ricerca, ha avuto il tempo e la grazia di essere marito amabile, padre premuroso, nonno incantevole, cultore dell’amicizia e degli affetti.</p> <p>Piango l’amico generoso e leale, la persona con cui ho condiviso tanto dalla metà degli anni settanta: mai una tensione, mai una discussione. Sharo era disarmante nella sua bontà, nella sua generosità, nel suo senso profondo dell’amicizia. Sempre garbato, mai una parola fuori posto: non sapeva pensare male. Si stupiva del male del mondo, e quando si indignava – con passione civile e profondo senso etico – lo faceva con pacatezza, con un grande sentimento di <em>pietas</em>.</p> <p>Il più calabrese degli scrittori calabresi di questi ultimi decenni, era, forse, il meno calabrese di tutti, quello che si era allontanato (per scelta e per natura) dalla Calabria dei conflitti e dei contrasti, della retorica e delle mode effimere. Serra S. Bruno, la cittadina in cui viveva (era nato a Vazzano da lui tanta amata e raccontata), costituiva per lui un universo, un luogo scelto, ma anche un rammarico, come capita a chi sa guardare ai luoghi con tanto amore, a volte con amarezza, ma anche con tanta indulgenza. Egli ha avuto, o scelto, il “destino”, eroicamente interpretato, di restare, di non essere fuggito, da se stesso e dai luoghi. Non senza rimpianti, talora con dolore, con molti sogni e con tanti disagi, si è assunto il peso di narrare i luoghi con lo sguardo di chi è rimasto, senza inventare una sorta di retorica o di estetica del “rimasto”. La sua nostalgia non diventa mai rimpianto del “buon tempo andato”, ma appare “passione” e <em>pietas</em> per gli abitatori di un universo scomparso, per un mondo di uomini e cose che non esiste più. Con Sharo se ne va una parte fondamentale di una Calabria vera, scarna, sobria, profonda, delicata, antica, ormai insolita e desueta, quella Calabria di cui avrebbe bisogno anche la nuova Calabria che fatica a nascere e ad affermarsi.</p> <p>Mi mancherà il tuo sguardo intenso e benevolo, Sharo, avrò nostalgia delle tue telefonate in cui esordivi scherzando “Che succede”… e finalmente”; “Da quale parte del mondo torni?”. Il mio mondo interiore diventa più povero. Ricorderò l’ultima estate, quando già ammalato e stanco, sei stato nel mio paese fino alle due di notte, per ascoltare attento i miei testi, in una serata di festeggiamenti organizzata per me. Ricorderò l’ultima telefonata dell’altra sera in cui tu mi comunicavi che volevi vedermi (forse le ultime avvertenze e l’ultimo saluto) e che ti eri fatto portare il certificato elettorale in ospedale, a Nicastro, per votare me. Mi hai fatto lo scherzo, tu, questa volta, di non rivederci. Gli amici si sono detto tutto da sempre, caro Sharo, e resterà sempre qualcosa che non si sono detto. Per gli amici non esiste mai l’ultima volta. E’ intollerabile. C’è sempre un poi, un domani, qualcosa che resterà aperto anche quando uno dei due avrà intrapreso un altro viaggio. Soltanto il ricordo, forse, attenuerà il senso di inadeguatezza che avverto nei tuoi confronti, che mi spingerà a coltivare la cura, il riguardo, la pazienza, la religiosità naturale che mettevi nei rapporti. Qualche lacrima si è asciugata. Perché, mentre scrivo, penso che hai lasciato tante cose, hai consegnato memorie ed affetti, libri e storie, e sarai ancora con noi. Farò di tutto perché la Calabria sappia riconoscere i suoi poeti e i suoi grandi uomini, i luoghi e le storie da loro raccontati, e così mi sembrerà di continuare a parlarti, a dirti, come spesso avveniva, “ciao grande scrittore come va?” e tu a dire sempre “va bene”, “me la cavo”, “sono contento della famiglia” e di “quello che scrivo”. Non te la sei “cavata”, Sharo, hai fatto molto di più, hai compiuto miracoli: hai dato “testimonianza”, fornito modelli, lezioni, fiducia e speranza a tanti di noi che in questa terra si trovano spesso a pensare che è difficile e quasi impossibile cavarsela. Ciao Sharo e grazie.</p> <p align="right"><strong>Vito Teti</strong></p> <p align="right"> <hr /><strong><em>Breve biografia di Sharo Gambino</em></strong></p> <p>Sharo Gambino è nato a Vazzano (VV) il 7 gennaio 1925, ma è vissuto a Serra San Bruno (Vv). Ha iniziato quasi fortuitamente la sua carriera letteraria pubblicando a fumetti il racconto <em>Tragico destino</em>, un successo che lo ha incoraggiato a continuare. L’incontro con la drammatica realtà sociale della Calabria, da lui stesso paragonato a quello di Carlo Levi con la Lucania, gli detterà <em>Sole nero a Malifà</em>, il suo primo romanzo e <em>La mafia in Calabria</em>, primo saggio sull’argomento in Italia seguito da <em>Mafia la lunga notte della Calabria</em> e <em>‘Ndranghita dossier</em>.<br /> Gambino è stato protagonista dell’informazione calabrese, legando la sua firma a giornali e riviste storiche: Messaggero, Tempo, Gazzetta del Sud, Corriere Calabrese, Quaderni Calabresi, Giornale di Calabria ed altri. Ha collaborato per quarant’anni con Radio Rai, sia come giornalista che come autore di alcuni sceneggiati fra cui <em>Boccheciampe</em> e, <em>Vizzarro.</em> Nel 1988 la Gazzetta del Sud ha pubblicato in diciotto puntate il suo romanzo giallo <em>Concerto in Re Maggiore</em>.<br /> Nell’ambito degli studi letterari, Gambino ha pubblicato una <em>Antologia della letteratura calabrese </em>e le antlogie di poesia poolare <em>Guvernu puorcu, latru e camburrista</em>, <em>Natali ‘i ‘na vota</em>, <em>Venerdì e Domenica</em>. Quest’ultimo, costituisce anche uno studio antropologico sui cibi, le tradizioni, le disponibilità alimentari e i desideri nell’ambito della storia economica e sociale della Calabria. In fase di pubblicazione é <em>Calabria erotica</em> anch’essa uno studio antropologico e sociale, sotto la duplice “trasgressione” dell’eros e della poesia popolare.<br /> Dei romanzi, oltre quelli già citati, ricordiamo: <em>Fischia il sasso</em>, <em>In nome del re schiavo</em>, <em>Plot</em>, <em>L’ombra sua torna</em> e, tra i volumi di racconti: <em>Il sesso dei gatti</em>, <em>L’ospite</em>, <em>All’ombra di Trentinella</em>, <em>La ragazza del fiume</em>.<br /> Ancora inedito <em>Rime in Croce</em>, un saggio su Anna Maria Edvige Pittarelli, una poetessa francicana del Cinquecento, che è un vero “giallo” letterario, magistralmente ricostruito e raccontato in queste pagine.<br /> Gambino è autore anche di testi teatrali: <em>Calabria canta e piange</em> e <em>Strenna calabrese.</em><br /> E’ morto a Lamezia Terme, all’età di 83 anni, il 25 aprile 2008. </p> </div> <div class="feedback"> Cat: <ul class="post-categories"> <li><a href="http://www.partonuvole.com/blog/?cat=1" title="Visualizza tutti gli articoli in Il Blog del Parto" rel="category tag">Il Blog del Parto</a></li></ul> | Time: 19:21 (UTC+8)  <a href="http://www.partonuvole.com/blog/?p=165#comments" title="Commenti a Sharo Gambino - Il cantore delle piccole cose ">Commenti (1)</a> </div> <!-- <rdf:RDF xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/"> <rdf:Description rdf:about="http://www.partonuvole.com/blog/?p=165" dc:identifier="http://www.partonuvole.com/blog/?p=165" dc:title="Sharo Gambino - Il cantore delle piccole cose " trackback:ping="http://www.partonuvole.com/blog/wp-trackback.php?p=165" /> </rdf:RDF> --> </div> <p class="paginate"> • <a href="http://www.partonuvole.com/blog/index.php?paged=2"> Pagina Successiva »</a></p> </div> <!-- end content div --> <div id="sidebar" class="clearfix"> <p class="cmeta">I nostri pensieri, i vostri commenti. 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